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Il Portico del Pavaglione e la seta

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In piazza Maggiore, di fronte al Palazzo D’Accursio, sede del Comune, c’è il portico del Pavaglione, lungo 139 metri su 30 arcate, e rappresenta attualmente il tradizionale passeggio elegante della città .

Il suo nome deriva dal francese pavillion, padiglione, la tipica tenda con cui veniva oscurato l’arco del portico al fine di proteggere i banchi del fiorente mercato dei bachi da seta che qui si svolgeva ogni anno a partire dal 1449. 

Non tutti sanno che, per secoli, Bologna fu nota come “la città della seta”. Alla fine del XVII secolo, all’interno delle mura, esistevano 119 mulini da seta, mossi da 353 ruote idrauliche, grazie all’acqua dei numerosi canali che arrivava in città dalle colline circostanti favorita dalla pendenza del terreno.  A valle del sistema, un porto canale,e il canale Navile, permettevano a merci e passeggeri di raggiungere il Po e Venezia.

La qualità delle sete bolognesi era senza pari in Europa e tale da competere con le migliore sete orientali. Il mercato internazionale e le corti delle case regnanti assorbivano la maggior parte dei tessuti, tutti di grande qualità, leggerissimi e trasparenti, frutto di filati particolarmente sottili, perfetti e resistenti, lavorati così perfettamente solo a Bologna. Il segreto erano le macchine – come “Il mulino da seta bolognese” – i cui meccanismi erano custoditi gelosamente con severissime pene per le spie industriali che tentassero di appropriarsi dei segreti tecnologici: chi avesse portato fuori da Bologna il segreto dei filatoi e torcitoi era imputabile di alto tradimento, quindi punibile, quando andava bene, con l’impiccagione, ma più spesso con lo squartamento.

L’industria della seta prosperò fino a tutto il XVIII secolo, quando iniziarono gli anni della recessione e della decadenza, a causa della “fuga di notizie” che consentì a modenesi e a reggiani di fare filatoi simili a quelli di Bologna, ma soprattutto perché alla fine del ’700  Napoleone, per favorire le sete francesi, fece chiudere tutti gli opifici di Bologna.

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