il sito del VI incontro nazionale di aNobii

L’Archiginnasio

Lascia un commento

La Biblioteca dell’Archiginnasio

Costruito nella metà del XVI secolo quando l’area di Piazza Maggiore fu drasticamente ristrutturata per volere del papa Pio IV, l’Archiginnasio, uno dei palazzi più significativi di Bologna, fu per secoli la sede dell’antica Università e attualmente ospita la Biblioteca Comunale.

La sua realizzazione fu assegnata ad Antonio Morandi detto il Terribilia con l’obiettivo di realizzare un luogo unitario dove svolgere gli insegnamenti universitari relativi alle diverse discipline, che, fino ad allora, erano disperse tra sedi e luoghi diversi.

I lavori di costruzione terminarono alla fine dell’anno 1562.

L’Archiginnasio rimase sede dello Studium bolognese dal 1563, anno dell’inaugurazione, fino al 1803 quando diventò sede della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio che attualmente è la più grande dell’Emilia-Romagna e conserva importanti testi nelle discipline storiche, filosofiche, politiche, letterarie, artistiche, biografiche e bibliografiche ed una sviluppata sezione dedicata alla cultura bolognese.

Tra l’altro, la biblioteca conserva circa 35.000 manoscritti ed incunaboli.

Al piano superiore del palazzo sono collocate anche le antiche sale dello studio dei Legisti (diritto civile e canonico) e dello studio degli Artisti (filosofia, medicina, matematica, scienze fisiche e naturali).

Sia i legisti che gli artisti disponevano di dieci aule, ma quelle dei legisti, considerati “studenti di serie A” e decisamente snob, erano tutte disposte lungo il corridoio principale.

Legisti ed artisti salivano al primo piano mediante due scaloni distinti per non doversi mescolare nemmeno durante i percorsi di accesso.

Gli stemmi

A testimonianza della lunga ed importante storia universitaria del palazzo è rimasto il maggior complesso araldico murale esistente che si compone di 7.000 stemmi studenteschi e iscrizioni in onore dei professori e che è uscito indenne dalla distruzione ingiunta dal governo repubblicano nel 1797 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Gli stemmi dovevano rafforzare l’idea di autorità e di potere dell’istituzione: come nelle gallerie dei palazzi nobiliari i dipinti celebravano i fasti della famiglia, così nell’Università la decorazione araldica concorreva ad enfatizzare la storia ed il prestigio della tradizione accademica, mentre le iscrizioni e i motti erano un invito all’elevazione intellettuale e morale.

Organizzati a fasce orizzontali o a contorno di monumenti celebrativi, gli stemmi riportano oltre al nome e alla provenienza dello studente anche l’indicazione della natio di cui lo studente era rappresentante.

Il Teatro Anatomico

Il palazzo conserva un importante teatro anatomico costruito dall’architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti nel 1637.

La sala, chiamata Teatro per la caratteristica forma ad anfiteatro, serviva per le lezioni anatomiche,venne costruita in legno d’abete e decorata con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici e in alto venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese, in busto se ritenuti figure minori, a figura intera se considerati eminenti luminari.

Il soffitto a cassettoni, realizzato nel 1645 sempre dal Levanti, è decorato con figure simboliche rappresentanti quattordici costellazioni e al centro Apollo, nume protettore della medicina e riflette un certo modo di concepire l’uomo e la sua vita biologica in rapporto con la natura e il cosmo.

La scelta del tema astrologico risale alla tradizione di consultare gli astri prima di procedere alle operazioni o di somministrare farmaci, secondo una concezione della medicina che risente dell’influsso esercitato in tutt’Europa dalla scienza diffusa dagli Arabi fin dai tempi della conquista della Spagna.

L’astrologia veniva associata alla medicina, ed ogni parte del corpo era posta sotto la tutela di un segno zodiacale, del resto l’Astrologia continuò ad essere materia di studio anche all’università bolognese fine a tutto il secolo XVII.

La cattedra del lettore, che sovrasta quella del dimostratore ed è coperta da un baldacchino in legno, è fiancheggiata da due statue di uomini nudi e privati della pelle dette “Spellati”, scolpite nel 1734 su disegno di Ercole Lelli, famoso ceroplasta dell’Istituto delle Scienze, che si può a buon diritto definire come un connubio tra arte e scienza.

Sopra al baldacchino una figura femminile seduta, allegoria dell’Anatomia, riceve come omaggio da un putto alato non un fiore, ma un femore.

Una statua interessante si trova sulla parete opposta alla cattedra e raffigura un medico che regge in mano un naso: si tratta del bolognese Gaspare Tagliacozzi, precursore della rinoplastica.

La sala anatomica fu bombardata il 29 gennaio 1944 subendo gravi danni e fu poi ricostruita nell’immediato dopoguerra riutilizzando le sculture lignee originali, fortunatamente recuperate dalle rovine.

teatro_anatomico_Archiginnasio

bologna_archiginnasio_stemmi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...